La pandemia ha portato dei risultati tutt’altro che promettenti, anche per gli animali. Una terribile notizia ci è giunta dai paesi scandinavi, conosciuti per la loro dieta ricca di pesce, che caratterizza le terre nordiche. Ma nonostante sembri tutto sereno e pacifico, ci sono alcuni dettagli che alla sola lettura suscitano un certo orrore. Come le uccisioni delle balene, che quest’anno hanno raggiunto un nuovo record rispetto allo scorso anno, arrivando a ben 481 esemplari. Le immagini sono altrettanto strazianti, ma purtroppo sembra che a nulla servano le norme internazionali che ufficialmente proibiscono la caccia alle balene. È comune che i pescatori e i responsabili trovino dei cavilli legali a cui appellarsi per perpetrare le loro attività.

Così ci sono giunti i tragici numeri di quest’anno, con la maggior parte degli esemplari uccisi che sono di sesso femminile. Si tratta del 70% di loro, e la parte peggiore è che molte delle femmine massacrate erano incinte, ma questo non ha affatto trattenuto i pescatori. E il numero è destinato ad aumentare, dal momento che la stagione non è ancora terminata e neppure le attività di mattanza che si sono protratte fino ad oggi. A preoccupare gli scienziati è il fatto che se la caccia va avanti con questo ritmo, ciò potrebbe avere un impatto molto preoccupante.

A risentirne non sarebbero solo le balene in questione, ma tutto il loro ecosistema e di conseguenza la biodiversità. Un’altra catena verrebbe interrotta, inficiando anche gli animali che sono correlati con le balene, che ad esempio condividono lo stesso ecosistema con loro. Per la caccia vengono usati degli appositi arpioni, che spesso non sono lanciati con grande precisione, infatti non colpiscono solo il bersaglio predestinato. Anche altri animali che non rappresentano l’obiettivo dei cacciatori finiscono spesso ammazzati per via dell’errore umano.