Filmati realizzati in maniera clandestina all’interno di allevamenti che costituiscono i fornitori principali di alcune industrie di fast food a livello mondiale. Alcuni degli allevatori di pollame che forniscono la materia prima a McDonald’s, sono stati denunciati da Animal Equity e dalla testata londinese Independent. I giornalisti e gli attivisti si sono intrufolati all’interno delle strutture in cui sono tenuti gli animali, polli di tutte le età e dimensioni. Hanno registrato con delle telecamere nascoste quanto stava accadendo all’interno dei capannoni, dove sono stipati migliaia di polli e pulcini. Le condizioni degli animali erano a dir poco disumane, per non parlare della scarsa igiene e delle malattie.

Le immagini sono forti, non adatte a tutti: basti considerare che in natura i polli vivono generalmente in gruppi da 12, mentre negli allevamenti sono ammassati in migliaia. Se ne contano almeno 30mila, i quali ovviamente, non hanno il minimo spazio per essere liberi nei movimenti. Molti di loro non arrivano neppure agli abbeveratoi, essendo in tal modo destinati a morire di stenti. I più piccoli, quelli che sono considerati non produttivi, vengono eliminati dagli operatori, centinaia di addetti ai lavori che con molta naturalezza spezzano loro il collo, come se si trattasse di piccoli steli.

Il video è stato diffuso con un obiettivo molto semplice a dirsi e altrettanto difficile da raggiungere, ovvero quello di risvegliare le coscienze dei consumatori. Si tratta di decisioni che possono sembrare piccole, quotidiane, ma che possono fare la differenza. Al centro del mirino è finito McDonalds, che ha come fornitore l’allevamento incriminato, distribuito su otto filiali in tutto il paese. Non solo, tutte le catene di fast food che hanno fra i prodotti principali la carne di pollo, sono tutti incriminati allo stesso modo. Ecco perché una scelta consapevole, se fatta da migliaia di persone, può cambiare questa realtà.