Alcuni potrebbero pensare che in questi mesi non ci facciamo mancare nulla e, come se non bastasse il coronavirus, se ne aggiungono degli altri. In provincia di Lodi sono stati registrati dei casi di febbre del Nilo, una patologia di cui non si sentiva parlare da un po’ di tempo, che ha contagiato 13 persone. Tali persone sono state ricoverate in ospedale e, per coloro che si sentivano meglio, sono state disposte delle cure domiciliari. In realtà, non esiste una vera e propria cura, come hanno spiegato i medici che hanno trattato i casi, quindi si adopera una terapia sintomatica.

Infatti i pazienti sono ricoverati in reparti differenti in base alla tipologia di sintomi che presentano, da quelli neurologici a quelli muscolari. La presentazione è molto varia, motivo per il quale spesso si fa difficoltà a riconoscere la malattia come tale; innanzitutto è presente la febbre, che può accompagnarsi anche a confusione e perdita di coscienza o dolori muscolari. La malattia si sviluppa grazie a un virus, per il quale non è ancora non è stata trovata una cura. Il patogeno viene trasmesso tramite la puntura di zanzara, che riesce a passare il virus da un uomo all’altro, ecco perché sono state fatte alcune raccomandazioni.

In Italia il virus è arrivato relativamente da poco, infatti nel secolo scorso era molto frequente solo in alcune regioni dell’Africa Settentrionale. Dato che la causa principale è il morso di zanzara, le autorità sanitarie hanno diffuso alcune indicazioni per evitare quanto più possibile il contatto con le zanzare. Ovviamente il clima non aiuta affatto, ma evitando ambienti umidi e il contatto con l’acqua si può arginare, ad esempio riducendo al minimo l’innaffiamento. O molto semplicemente evitando ambienti in cui l’aria è particolarmente umida: si tratta di piccole accortezze che in questo periodo hanno una grande importanza.