Un mercato che non trova mai scarsità di domanda è quello di gatti. Gatti vivi, venduti per essere massacrati e mangiati da alcune popolazioni asiatiche; fra queste spiccano quelle del Vietnam che, commercializzando l’animale con il nome di piccola tigre, hanno riscosso un notevole successo. La piccola tigre infatti viene venduta come un piatto molto ricercato, ma a destare lo scalpore e la rabbia degli animalisti è il modo in cui gli animali vengono uccisi. Infatti, dato che vivi sono più economici, sono venduti come tali e di conseguenza spetta ai ristoratori ucciderli, di solito nel modo più barbaro che si possa immaginare.

Per risparmiare tempo e denaro si ricorre a tecniche come quella di bollirli ancora vivi, o ancora vengono uccisi a furia di scariche elettriche. Nonostante le ampie denunce fatte dagli animalisti, il fenomeno purtroppo non sembra attenuarsi, dato che la carne di felino è molto richiesta dal pubblico locale. Secondo gli indigeni infatti, la carne di gatto avrebbe delle ben specifiche proprietà curative, dal momento che è riscaldante e ha delle qualità anti-influenzali. La notizia sconcertante è che, se da un lato tale abitudine rappresenta una tradizione, dall’altro è anche una novità ben accettata dai turisti che si recano in vacanza in Vietnam, molti dei quali sono europei.

Ma da dove vengono questi gatti? Fondamentalmente sono rapiti o rubati, il che vuol dire che quelli maggiormente colpiti dal fenomeno sono i randagi, nessuno infatti noterebbe la loro scomparsa. Vengono rapiti per strada o nei cortili, qualsiasi cosa pur di ricavarci denari. Il prezzo della carne di gatto varia dai 5 euro al chilo per un esemplare ancora in vita ai 7 per un esemplare ucciso, quindi per un kg di carne cruda. A furia di petizioni, proteste e simili, si spera un giorno di riuscire a cambiare queste macabre tradizioni.