Migrazioni climatiche, ma di persone, non di animali: queste sono le previsioni che sono state fatte dagli scienziati, se non invertiremo la tendenza. È stato infatti stimato che, continuando in questo modo, intere popolazioni di persone saranno costrette ad abbandonare la propria casa, la propria terra natia, per trasferirsi altrove. Il tutto è dovuto all’invivibilità generata dalle nuove condizioni climatiche degli ultimi anni, che ostacolando il lavoro e quindi la produzione di beni, costringeranno le persone a spostarsi. Si parla pertanto di migrazione climatica, sia per quei fenomeni più “veloci” come gli uragani o le calamità naturali, sia per quei fenomeni più lenti che necessitano di anni per verificarsi.

Basti pensare che sono notevolmente in aumento le terre in desertificazione, che quindi sono incoltivabili e di fatto inutilizzabili. E le proiezioni verso il futuro sono tutt’altro che ottimistiche, dato che si stima un ulteriore aumento delle temperature nei prossimi anni. Mentre nei millenni precedenti l’uomo si è adattato all’ambiente grazie a delle temperature comprese fra gli 11 e i 15 gradi, sono bastati pochi decenni per far alzare la media di più di 10 gradi, arrivando a una temperatura (in media, dato alquanto preoccupante) di 29 gradi. A risentirne saranno per prime le regioni più calde, che andranno incontro a un inesorabile peggioramento.

Si tratta di un fenomeno mai visto prima e alquanto preoccupante, che vede morire di siccità delle intere distese. A dispetto di quel che credono alcuni, il cambiamento climatico è reale e tangibile e anni dopo anni fa il suo corso, destando comprensibili preoccupazioni nel mondo scientifico. Tuttavia, la maggior parte degli studiosi ha un parere unanime e tutt’altro che ottimistico, anche perché da parte del genere umano, da parte delle istituzioni non c’è alcun interesse a voler migliorare le condizioni del nostro pianeta.