Assassinati per aver preso posizione in difesa dell’ambiente: può sembrare assurdo, ma è quanto accaduto lo scorso anno. Infatti secondo il rapporto di Global Witness, il 2019 è stato un anno terribile da questo punto di vista, dal momento che sono stati contati 212 attivisti uccisi. Massacrati dalle organizzazioni criminali che non hanno scrupoli nel sacrificare l’ambiente, le terre in cui sono nati, in nome del business. Molti di questi attivisti erano giovani e indigeni, colpevoli di difendere i boschi che rappresentano la loro casa, e sono stati uccisi senza alcuna pietà. Molti di loro tentavano di evitare la deforestazione di alcune zone dell’Amazzonia o della Sierra Madre.

Tra questi spiccano alcuni nomi già famosi al pubblico, come quello di Otilia Martinez Cruz: costui è stato conosciuto in passato per le sue battaglie. A maggio dello scorso anno però il suo corpo è stato ritrovato senza vita al di fuori della sua abitazione in Messico, insieme a quello di suo figlio. Quest’ultimo era un ragazzo che aveva appena 20 anni, massacrato allo stesso modo di suo padre. Solo in seguito è stato scoperto che i due ambientalisti sono stati assassinati da alcuni uomini assoldati a loro volta dai taglialegna: i mandanti volevano la via libera per poter portare a termine il loro lavoro di deforestazione.

Ancora, in Brasile esiste un gruppo ben definito che combatte gli abusi a danno dell’ambiente, si fanno chiamare i Guardiani della Foresta. Molti membri dell’associazione sono stati uccisi mentre tentavano di tutelare il più grande tesoro appartenente non solo a loro, ma a tutto il pianeta. Stiamo parlando della Foresta Amazzonica, che rappresenta il polmone della terra e che è stata messa in pericolo. Quattro omicidi a settimana sono stati commessi secondo le stime, molti dei quali sono passati del tutto inosservati, infangati dalle organizzazioni criminali locali.