L’olio di cocco è da molti anni riconosciuto per i suoi benefici per la salute, ma ultimamente è stato messo in discussione. Certo, lo conosciamo tutti per il suo uso no solo alimentare ma anche cosmetico, per i capelli e per il corpo: ma quanto ci costa in termini di impatto ambientale produrlo? A rispondere a questa domanda o almeno a provarci c’è lo studio di Erik Meijard, che nelle ultime settimane è finito al centro della polemica. Infatti dopo un’attenta analisi avrebbe dimostrato che l’olio di cocco produce gli stessi danni della produzione del tanto demonizzato olio di palma.

Ma allora perché preferire l’uno all’altro? Ebbene, secondo lo studio che ha creato una vera e propria divisione in merito, l’olio di cocco per la sua produzione necessita di vari milioni di ettari di terreno. Inoltre, per ogni tonnellata di prodotto, sono minacciate 20 specie, un numero di gran lunga maggiore rispetto a quello dell’olio di palma. Ma a far sorgere il sospetto nei confronti di questo studio, che ha affermato qualcosa mai detta prima, è il fatto che il suo sponsor, il professor Meijard, è il presidente della Oil Palm Task Force, quindi per lui ci sarebbe un palese conflitto d’interesse.

Questa è la critica mossa al professore, che avrebbe pubblicato dei dati fuorvianti, che non per tutti corrispondono al vero. Le piantagioni di palma da cocco creano, secondo lo studio, un danno, in quanto privano le specie dei propri habitat naturali. Di conseguenza, il contributo alla rovina della biodiversità è palese; tuttavia, alcuni scienziati ribattono affermando che, le specie che sono in realtà minacciate delle piantagioni di cocco non sono che una piccola percentuale. Soprattutto considerando il confronto con le piantagioni per la produzione dell’olio di palma. Nei prossimi giorni seguiranno ulteriori chiarimenti sulla questione.