Il disastro nucleare più celebre di tutti i tempi ha prodotto un fungo molto particolare, che verrà utilizzato in svariati ambiti della scienza. È stato scoperto nel 1991 a Chernobyl, pochi anni dopo l’esplosione che ha segnato la storia del paese, ma anche del resto dell’Europa. Ebbene, già all’epoca gli scienziati notarono che sulle pareti del reattore nucleare erano comparsi dei piccoli organismi neri: si trattava di un fungo molto speciale, ma l’avrebbero scoperto soltanto in seguito. Tale fungo, che ha ricoperto le zone limitrofe della centrale, ha infatti assorbito le varie radiazioni che per decenni hanno contaminato la zona.

È impressionante come un piccolo fungo, che a molti potrebbe sembrare insulso, abbia tanto potere. Il danno causato dall’esplosione di Chernobyl è stato riparato con tanta fatica, e ancora oggi purtroppo ne vediamo gli effetti. Una ragione in più per essere stupiti dalla scoperta del fungo; ma come funziona esattamente? Questo fungo riesce a convertire l’energia assorbita, che per un essere umano è letale, in una fonte per la sopravvivenza. È un vero e proprio carburante con il quale il fungo riesce ad auto-alimentarsi, una scoperta che ha piacevolmente sorpreso gli scienziati. Potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione, dal momento che il fungo può assorbire radiazioni e quindi può essere usato da tutti coloro che corrono rischi in tal senso.

Ad esempio, nella Stazione Spaziale Internazionale potrebbe trovare un ampio impiego, come è stato dimostrato da un recente studio. Essendo in grado di assorbire le radiazioni, può permettere agli astronauti di lavorare su Marte senza mettere a repentaglio la propria vita. Infatti, quello delle radiazioni è da sempre stato uno dei problemi che affliggono coloro che lavorano nell’ambito dell’ingegneria aerospaziale e nello spazio. Un’altra applicazione potrebbe essere una protezione per gli operatori che, per effettuare la radioterapia, sono sottoposti continuamente a raggi dannosi.