Una bomba a orologeria, un disastro epocale, così è stato definito quel che è accaduto nel golfo di Follonica. Sono state rilasciate infatti delle balle di plastica, ben 56 unità che in tutto raggiungono più di 630 quintali di materiale, che ad oggi vanno solo smaltite. Sono state perdute oramai da tempo e si sono accumulate nel golfo della Toscana, inquinando in maniera pericolosa le strutture che si trovano nelle vicinanze, come ad esempio il parco marino che ospita decine di esemplari di mammiferi. Ecco perché bisogna intervenire quanto prima possibile, prima che sia troppo tardi per salvare le nostre bellissime coste.

La situazione è alquanto urgente, infatti è stato posto un termine di sei mesi al massimo, mesi entro i quali le acque dovranno essere ripulite. A lanciare questo appello è stato il ministro dell’ambiente in persona, Sergio Costa, che si è rivolto al suo pubblico di Twitter per rendere nota la velocità con cui è necessario agire. È stata quindi dichiarata la condizione di emergenza nazionale e le 56 ecoballe andranno rimosse, come stabilito dal Consiglio dei Ministri. Sono stati stanziati degli appositi fondi, per un valore complessivo di 4 miliardi di euro, che serviranno a svolgere l’intera operazione.

Ma perché bisogna agire con tempestività? Ebbene, se i rifiuti restano ancora dove sono, e cioè nel golfo di Follonica, sicuramente accadrà che si sfalderanno. Quindi, una volta tramutati in piccole particelle consumati dall’usura e dal tempo, potranno distribuirsi sulle spiagge della Toscana, inquinandole. Anche gli animali della costa sono a rischio, in quanto le particelle di plastica potrebbero essere ingerite dagli animali della fauna locale. Questo potrebbe determinare serie problematiche all’intero ecosistema, che fino ad oggi è rimasto preservato e rappresenta una delle più belle destinazioni turistiche e naturali della nostra penisola.