Una strage di pulcini, silenziosa e – quasi – inevitabile viene fatta ogni anno in nome del commercio. Ma spieghiamoci meglio: tutto è partito da un’analisi di Animal Equality, un’associazione che da lungo tempo si occupa della causa, ovvero della tutela dei diritti degli animali. È bene precisare che nel mondo degli animali da reddito, e in particolare le galline, viene fatta una distinzione fra maschi e femmine, in quanto queste ultime sono in grado di produrre uova. Quindi sin dalla nascita il loro destino è segnato; quello che forse non tutti sanno è la tragica fine che fanno i maschi, quando non sono che pulcini di pochi giorni.

Infatti i pulcini di sesso maschile non hanno alcuna utilità, dal momento che la loro carne non è adatta al consumo e non sono produttori di uova, quindi di reddito. Ecco perché, appena nati, gli addetti controllano il loro sesso e, se si tratta di un maschio, è destinato alla più atroce delle morti. Trattandosi di tanti e piccoli animaletti, vengono scelti i metodi più veloci, ma allo stesso tempo più brutali, per liberarsi di loro. E ovviamente, per soddisfare i requisiti di velocità non si bada al fatto che le tecniche utilizzate sono alquanto crudeli, disumane.

Alcuni pulcini vengono soffocati all’interno di sacchetti appositi, altri vengono inseriti all’interno di macchine per la triturazione in modo che muoiano in maniera lenta e dolorosa. Si potrebbero evitare tutte queste sofferenze atroci? La risposta è sì, ma servirebbero apposite tecnologie di cui non dispongono tutti i paesi europei, inclusa l’Italia. Grazie alla scienza infatti, è possibile vedere, già dallo stadio embrionale, se il futuro pulcino sarà maschio o femmina, potendo scegliere se portare avanti o meno la crescita. Per introdurre tale metodica si stanno battendo gli animalisti, affinché venga messa una fine alla mattanza.