Un problema serio, ma al quale spesso non viene data molta importanza: stiamo parlando della depressione post partum, che in tempi di pandemia è addirittura peggiorata. La depressione post partum è una condizione per la quale soffre il 10-15% delle donne, dopo aver partorito, ed avendo un forte impatto sia sulla vita della madre che del bambino, bisogna intervenire quanto prima. Il punto è che, essendo la diretta interessata restia a chiedere aiuto, questo ruolo potrebbe spettare ai conviventi. Durante il periodo della quarantena inoltre, il fenomeno si è amplificato in maniera alquanto preoccupante e molte sono le mamme che, in silenzio, hanno sofferto a motivo di questa condizione.

È vero infatti che c’è stata una normalizzazione delle attività sociali e ricreative, ma i numeri parlano chiaro e, come ha dimostrato uno studio canadese, c’è stato un aumento di oltre il 40%. Basti pensare che il lockdown è stato traumatico per tutti noi, causando, in maniera molto generale, un aumento dei casi di depressione. L’isolamento sociale e la mancanza di contatti umani hanno avuto questa triste conseguenza, anche se lo scopo era quello di prevenire la diffusione del virus. Ma per le neo mamme e tutte le donne in dolce attesa la situazione è stata ben peggiore.

Si potrebbe pensare che sia quasi normale affrontare un periodo di depressione appena dopo aver partorito. Bisogna inoltre saper distinguere il baby blues, che è una condizione transitoria della durata di due settimane al massimo, dalla depressione post partum, che si protrae nel tempo. Nel primo caso sono in gioco gli ormoni, tutti i cambiamenti fisiologici che determinano un cambiamento sia fisico, sia mentale nella donna, provocando in lei un certo malessere psico-fisico. Nel secondo caso invece, bisogna correre subito ai ripari, affidandosi alle cure di un professionista del settore, dal momento che la depressione è una malattia a tutti gli effetti.