Gestivano un giro illegale di animali che avrebbero dovuto trovarsi ovunque fuorché nelle loro mani. Stiamo parlando Roberto e Chiara Pansardi, rispettivamente padre e figlia, che sono stati arrestati per il commercio di animali selvatici. Catturavano esemplari con metodi poco ortodossi, procurando loro, spesso e volentieri, importanti lesioni sia fisiche che psicologiche. Sono stati finalmente incastrati dopo circa due anni di indagini, che erano partite nel mese di ottobre 2018. Il tutto è partito da una denuncia fatta da uno dei responsabili, che insieme al fratello avrebbe subito un’intossicazione da tallio. Da tale evento le forze dell’ordine hanno cominciato a indagare per scoprire in maniera sempre più dettagliata quel che stava accadendo.

Così hanno fatto luce sul traffico illegale di avifauna, che padre e figlia, insieme ad altri 4 indagati, portavano avanti. È accaduto a Brindisi, in un parco regionale che ospita diversi esemplari, più o meno rari, di animali selvatici. Il monitoraggio dei Pansardi è cominciato subito dopo la denuncia fatta da loro, che ha permesso alle forze dell’ordine di tenere sotto controllo quel che stava accadendo. Vendevano animali vivi, da esporre alle mostre o alle cosiddette fattorie didattiche, ricavandone lauti profitti, dato che si tratta di specie che normalmente non sono in commercio ma per la loro natura sono ospitate nei parchi.

I responsabili non avevano alcuna licenza di caccia, ma si procuravano la fauna in maniera del tutto illegale senza tener conto delle leggi. Ad esempio, utilizzavano dei richiami che riproducevano i loro versi alla perfezione o quasi, in modo da attirarli nella trappola mortale. Molti degli uccelli morivano di stenti, perché custoditi male: i due infatti non avevano alcuna competenza in materia e spesso le loro metodiche erano la causa di morte degli animali che detenevano. Ora i carabinieri hanno posto finalmente una fine a questo scempio.