Perché raccontiamo delle storie di sofferenza, di tristezza e ingiustizia nei confronti degli animali? Spesso accade che alcune storie non siano alla portata di tutti, sono tanto crudeli da farci pensare: “Avrei preferito non leggere mai una cosa del genere”. Eppure, nel nostro piccolo, ci sforziamo di divulgare quanto più possibile le vite ingiuste che molti sono costretti a subire. Nonostante la crudeltà, nonostante possa sembrare insensibile; anzi, proprio quando c’è di mezzo tanta crudeltà bisogna divulgare tali notizie. Perché, siccome questi animali non hanno una voce propria, è chiaro che hanno un disperato bisogno di qualcuno che parli per loro.

Ecco perché sempre di più sono le istituzioni che incoraggiano a denunciare i fatti, qualora capiti di assistere a episodi di violenza. Non reagire come se si fosse del tutto estranei, ma essere parte attiva del cambiamento, è l’unica speranza. Grazie alla divulgazione e alle testimonianze delle persone sono state salvate molte vite: basti pensare alle migliaia di cuccioli che purtroppo, mese dopo mese, vengono abbandonate all’interno dei cassonetti della spazzatura. È merito dei lettori che, parlando e denunciando i fatti, anche durante quella che sembra una banale conversazione, vengono salvati degli animali. Animali che altrimenti non avrebbero la minima speranza di sopravvivere.

Un classico esempio è il terribile festival di Yulin, dove i cani vengono macellati quando sono ancora vivi; anche se la tragedia non ha ancora avuto fine, grazie alla diffusione delle immagini, grazie alle storie raccontate, qualcosa è cambiato nel corso degli anni. Durante le scorse settimane sono stati salvati 700 gattini, che erano condannati a morte certa, ma sono stati tratti in salvo da un gruppo di animalisti. Si tratta di numeri importanti ai quali hanno contribuito in molti; in conclusione, condividere tragedie del genere, può fare davvero la differenza e a volte, conoscere un abuso sugli animali può prevenirne migliaia in futuro.