Al lavoro con il proprio animale domestico, sembra un sogno ma non lo è. Almeno non all’Università di Verona, dove il rettore Pier Francesco Nocini ha dato il via libera allo smart pet working per i suoi dipendenti. Si tratta di un provvedimento nato in questi giorni che permetterà ai lavoratori di portare in ufficio il proprio cane o il proprio gatto, ma ovviamente nel rispetto dei colleghi. Il rientro post quarantena può essere duro e faticoso, abbiamo vissuto due mesi di isolamento sociale e per tale ragione tornare in ufficio può essere traumatico. Ecco perché il rettore ha avuto questa idea, che era già stata attuata in altri comuni come Greve in Chianti.

Il rettore ha fatto notare infatti che, a contatto con il proprio pet, i dipendenti si sentono più rilassati e più motivati, quindi potranno svolgere un lavoro più produttivo; il che sarà positivo sia per loro che per la collettività. Nocini ha però voluto specificare che vi saranno delle specifiche condizioni alle quali potrà verificarsi questa bellissima iniziativa. Saranno ammessi cani di piccola e media taglia e gatti mentre, per quel che riguarda i cani più grandi, questi saranno prima sottoposti a dei test sull’attitudine e sul comportamento, poi sarà deciso se sono idonei a trascorrere la giornata in ufficio.

Si tratta quindi di una misura atta a migliorare la performance lavorativa, come ha detto il rettore, che è stata accolta con grande entusiasmo. È stato oramai dimostrato in maniera alquanto ampia che gli animali domestici apportano dei benefici psicologici ai possessori, effetti che si ripercuotono sia sulla vita privata che su quella lavorativa. Esperimenti del genere ancora non sono comuni in tutta la penisola, ma i risultati per ora lasciano ben sperare, in quanto il personale è più rilassato e rende maggiormente sul posto di lavoro.