Una strage di innocenti quella che sta avendo luogo negli Stati Uniti, a carico degli animali. Già si era parlato della difficoltà delle grandi fattorie e catene di allevamento nello smaltimento del bestiame, ma ora si assiste a scene macabre. E se a dirlo sono gli stessi allevatori, che stanno praticamente svolgendo il “lavoro sporco”, dev’essere terribile. Non solo dal punto di vista economico, viste le ingenti perdite di guadagni, ma anche da un punto di vista psicologico, umano. Ci sono milioni di animali da allevamento che durante la pandemia sono rimasti negli stabilimenti senza che vi fosse la possibilità di macellarli o di lavorare le carni.

E ora, essendosi bloccata l’economia, molti si ritrovano con capannoni sovraffollati e un numero spropositato di animali, che sono solo uno scomodo ingombro. Così nasce la necessità di abbatterli, ma non tramite la solita macellazione, piuttosto con metodi alquanto inusuali e brutali. A dirlo sono coloro che li attuano e che, dopo il disastro causato dal coronavirus non vedono altra soluzione per liberarsi di questo problema. Migliaia di polli, maiali, mucche sono stati uccisi tramite un gas, che li paralizza poco alla volta e nel giro di 10 minuti li uccide, ma in maniera molto dolorosa.

A ciò si aggiunge il fatto che, una volta uccisi i capi di bestiame, i macellai non sanno in che modo smaltire le carcasse, così spesso sono costretti a incenerirli e utilizzare il prodotto come materiale per il compostaggio o come fertilizzanti. Un altro modo brutale con cui vengono massacrati è una particolare schiuma ad acqua, simile a quella antincendio, che li soffoca poco alla volta. Il problema non è solo degli Stati Uniti ma si sta presentando in tutti i paesi industrializzati, inclusi molti di quelli europei, che stanno mettendo in atto una vera e propria mattanza nei confronti degli animali.