Oltre 500 milioni di vittime silenti vengono macellate ogni anno in nome del commercio alimentare: si tratta del pollo e a spaventare non sono tanto i numeri, quanto le modalità con cui vengono allevati gli animali. Negli ultimi giorni il marchio Aia è finito nel mirino dei giornalisti e animalisti, ma purtroppo quella che stiamo per narrare è una realtà comune per molte aziende. Tanto per cominciare, gli animali sono maltrattati da quando non sono che pulcini, infatti questi vengono trasferiti dall’incubatrice al freddo pavimento a solo un giorno di vita. Poi vengono nutriti con una dieta ipercalorica affinché crescano tanto e velocemente.

Infatti secondo le stime fatte, un pollo d’allevamento, di quelli odierni, cresce almeno 3 volte più rapidamente rispetto alla stessa tipologia di animale allevata, ad esempio nello scorso secolo. Lo stress a cui sono sottoposti i polli è terribile: sono alimentati con una dieta iperproteica per far loro crescere massa muscolare. In tal modo sviluppano un petto importante, tanto ingombrante però da causar loro difficoltà persino a camminare. Non solo, l’insieme di nutrienti somministrati ai polli, essendo esagerato e spropositato causa loro vari problemi cardiaci e respiratori. Ma l’obiettivo è unico, ovvero generare massa, carne da poter immettere sul mercato e quindi mangiare.

Il punto che bisogna ricordare è che, se il consumo di carne è accettabile, sacrificando la vita dei polli, le condizioni in cui questi vivono non lo sono affatto. Un’esistenza breve e piena di sofferenze, che vede gli animali stipati all’interno di spazi angusti, in cui sviluppano varie malattie. Per prevenire le peggiori, gli allevatori attuano una massiccia profilassi a base di farmaci fra cui antibiotici, che peggiorano la situazione. Una vita fra mancanza d’aria dovuta alla ristrettezza dei box e odore putrido di deiezioni animali, che non vengono pulite ma non fanno che rendere il tutto ancora più malsano.