La storia della mamma elefantessa ha fatto il giro del mondo, diffondendosi a macchia d’olio in questi giorni. La notizia è arrivata dall’India, da Kerala per la precisione e ha toccato il cuore di tutti, infatti le immagini sono state condivise ripetutamente sui social. Anche e soprattutto gli artisti hanno voluto dedicare un pensiero a quella che, se non fosse stata assassinata fra una ventina di mesi sarebbe stata una bellissima mamma. L’elefantessa, come è noto, è stata uccisa da un ananas ripiena di petardi, che lei ha accidentalmente mangiato: il suo esito è stato terribile e la sua morte molto lenta a sopraggiungere.

Ecco perché dai poeti ai fotografi, dagli scrittori ai disegnatori, tutti hanno voluto dedicare un pensiero all’elefantessa uccisa per puro divertimento. La riflessione è dura da accettare, dal momento che, citando Mark Twain, l’uomo è l’unico animale che supera le peggiori specie quanto a violenza, in quanto è l’unico a provocare sofferenza solo per il piacere che ne deriva. Così non si spiega quanto fatto a un pachiderma che è del tutto inoffensivo, perlopiù durante una gravidanza. L’animale è morto tra i peggiori stenti, sanguinante dalla bocca, cercando sollievo in un fiume che è stato il suo letto di morte.

Le immagini che sono state diffuse dagli artisti sono molto significative, infatti rappresentano l’elefantessa incinta, con il piccolo in grembo. “I’m sorry my baby”, questa la didascalia che accompagna molte delle illustrazioni; ancora, un ananas affiancata ad una mina, molto simile per forma, in un accostamento brutale che però raggiunge il suo scopo. La critica al genere umano è esplicita, “Why humans, why?” questa la domanda posta, infatti nessuno riesce a spiegarsi le motivazioni che possano sostenere un gesto del genere, che ha suscitato lo sgomento in tutto il mondo.