Siamo ancora in tempo per fare qualcosa di concreto per il nostro pianeta, affinché non collassi sotto il peso dell’inquinamento e della perdita di ecosistemi e biodiversità. A farlo presente è l’Eurogroup for Animals, che da anni si batte per la tutela dei diritti animali e che ora, dopo l’emergenza dovuta al coronavirus, ha fatto risentire la sua voce in Parlamento, invocando nuove direttive da parte delle forze politiche. Basta considerare che negli ultimi decenni tutte le malattie infettive hanno avuto origine da fonti animali: tuttavia non sono gli animali i veri colpevoli, bensì coloro che ne approfittano per fini di lucro.

Al centro dell’attenzione e anche della polemica c’è il commercio di animali selvatici, che si sta cercando di eliminare una volta per tutte. Dato che una gran parte del mercato sommerso è localizzato in Europa, proprio sotto i nostri occhi, è stata richiesta un’azione decisiva da parte dei governi europei. Dato che, sotto molti punti di vista siamo arrivati a un punto di non ritorno, laddove è possibile ancora intervenire bisogna farlo, stroncando tutti i tipi di commercio illegale di carni e più in generale di animali selvatici. Del resto, se sono stati resi illegale dei motivi ci sono e, oltre al fatto che spesso si tratta di specie protette bisogna considerare che altrettanto spesso sono veicoli di potenziali patogeni.

Come ci ha insegnato duramente la triste venuta del covid, bisogna rinnovare quello che è stato definito Green Deal applicando delle leggi ferree. Anche la rappresentanza animalista del nostro paese ha fatto sentire la propria voce, scrivendo una lettera al Presidente del Consiglio, invocando delle normative più rigide in termini di consumi e impatti ambientali, ma soprattutto nella tutela delle specie selvatiche protette e pericolose per la salute. Questa potrebbe essere un’occasione per fare inversione di rotta e garantire un futuro più roseo alle nuove generazioni.