Che l’emergenza covid abbia avuto un grosso impatto sulla produzione alimentare oramai non è un mistero. E neppure il fatto che a pagare spesso queste conseguenze nella maniera più brutale e spietata siano proprio gli animali. Negli Stati Uniti sono centinaia i macelli che sono stati costretti a chiudere i battenti a motivo del virus. È cominciato tutto così, ovvero c’è stato un contagio all’interno delle strutture lavorative, contagio che ha costretto alla chiusura delle varie aziende. Si tratta di misure temporanee, o almeno questo è quel che si vuole credere, ma oramai gli imprenditori e gli allevatori hanno preso delle misure per tutelare i propri affari.

La situazione covid non sembra andare verso una risoluzione negli Stati Uniti, così molti in vista dell’emergenza hanno dovuto disfarsi dei propri animali in modo diverso. Anziché macellarli, dato che tutto il personale è stato mandato a casa per evitare che scoppiassero dei focolai, hanno dovuto ucciderli in altri modi che purtroppo non sono privi di sofferenze. Così, mentre gli stabilimenti chiudono e c’è un attimo di tregua soprattutto per polli e maiali, i titolari realizzano che i costi per mantenere migliaia di capi di bestiame sono troppo elevati, sono sproporzionati rispetto a una lavorazione che non viene più fatta.

Così, per evitare spese ulteriori che da un punto di vista economico sarebbero del tutto inutili, sono state trovate vie più drastiche, quali l’abbattimento preventivo degli animali d’allevamento. Il motto è “se non puoi mantenerli, uccidili”, e così sono stati eliminati polli e maiali in migliaia, con strategie che sono state contestate dalle associazioni animaliste locali. Gas tossici, forti dosi di farmaci letali o anestetici e scosse elettriche, queste sono le metodiche riportate da alcune fonti locali, che hanno suscitato l’indignazione sia degli abitanti del posto, sia degli animalisti, che hanno visto calpestati i diritti degli animali.