Il governo cinese ha preso dei provvedimenti concreti per porre un freno, finalmente, al commercio e al consumo degli animali selvatici. Non si tratta più solo di parole, ma neppure solo di leggi, che hanno cominciato a farsi strada nelle varie regioni della Cina nel mese di marzo. Ora le istituzioni sono passate ai fatti, con degli incentivi per i commercianti di specie selvatiche potenzialmente pericolose, inclusi zibetti e simili, considerati portatori di virus della famiglia del coronavirus. Si tratta di contributi economici che saranno versati direttamente a coloro che si occupano della vendita degli animali più disparati, come cibo.

L’obiettivo è quello di far terminare una volta per tutte l’abitudine di mangiare animali selvatici alle popolazioni locali. Così, in base all’animale preso in considerazione, saranno offerti diversi contributi: ad esempio, per un istrice è stata offerta una somma equivalente a 81 euro, mentre per i cobra bisognerà pagare 15 euro al chilo. Ancora ci sono ratti, zibetti e decine di altri tipi di animali selvatici; le provincie cinesi in cui è cominciata questa iniziativa sono quelle di Jiangxi e Hunan, che sono fra quelle in cui il commercio di animali selvatici è più fiorente e redditizio, costituendo una grande fonte di guadagno per i commercianti locali.

Il giro di affari che ha al centro il commercio di animali selvatici è molto ampio, infatti si stima un valore di oltre un milione di euro per quel che riguarda tale economia. Queste sono le stime effettuate dal gruppo animalista Humane Society International, che da mesi si sta battendo per bloccare o almeno ostacolare in tutti i modi il commercio di specie selvatiche. E dopo il disastro causato dalla pandemia da coronavirus, la Cina sta prendendo seri provvedimenti per evitare che una situazione del genere possa verificarsi ancora in futuro, causando una ulteriore strage.