La vita da divulgatore scientifico non è tutta e sempre rose e fiori: a raccontarlo è stato uno degli esponenti della categoria più amati d’Italia, e in particolare dai giovani. Si tratta di Alberto Angela, il celeberrimo conduttore di Ulisse, il noto programma televisivo trasmesso per anni su Rai 1. In un’intervista rilasciata al quotidiano DiPiù ha riesumato un vecchio ricordo risalente al 2002, anno in cui si trovava in Niger per girare un documentario. Lì si trovava insieme alla sua equipe ma, mentre era intento a svolgere il suo lavoro, una gang di criminali locali lo hanno rapito, insieme ai suoi collaboratori. 

Non era mai capitato prima d’ora che Alberto Angela raccontasse dei dettagli della sua vita privata, ma stavolta ha voluto condividere con il pubblico quel che gli è accaduto quasi vent’anni fa. Nonostante siano passati tanti anni il conduttore ricorda ancora in maniera alquanto vivida tutta la successione degli eventi. Da quando stava lavorando del tutto ignaro del pericolo insieme ai suoi aiutanti a quando è giunto sul luogo uno strano veicolo con a bordo la banda di criminali. Questi senza mezzi termini, armati dalla testa ai piedi, li hanno catturati e legati e, nelle ore successive li hanno percossi. 

Sono state le ore più brutte, racconta Angela, in cui ha temuto per la propria vita e quella dei suoi compagni; ha temuto di non rivedere la sua amata moglie. La tortura si è protratta per ben 15 ore, ore in cui i criminali hanno continuato a picchiare lui e il suo staff. Poi per fortuna, inspiegabilmente la banda ha deciso di liberarli, dopo averli derubati di tutto quel che avevano. La storia si è conclusa relativamente bene e nessuno degli operatori ne è uscito leso, ma sicuramente il tremendo ricordo resta nelle menti delle vittime, che ancora rammentano l’incubo africano.

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