Il pastore maremmano è noto per essere un affidabile ed efficiente guardiano del bestiame. Conosciuto anche come pastore abruzzese, da adulto raggiunge delle dimensioni davvero notevoli, arrivando ad un’altezza di 70 centimetri, se non di più. Ecco perché in Basilicata molti pastori hanno deciso di adottare questi animali per la difesa dei greggi di ovini e non solo. Le pecore ad esempio, sono soggette a notevoli pericoli soprattutto da parte dei lupi che, se riescono ad individuare una via d’accesso o a crearsela, possono determinare una vera e propria strage di animali. Essendo inoltre degli animali violenti e di grossa taglia danneggerebbero anche l’ambiente circostante, come capannoni e simili. 

Ai lupi si aggiungono tutti quei cani randagi, o meglio, selvatici, che non hanno mai avuto padrone e che quindi, per procurarsi il cibo sono costretti ad uccidere altri animali. Tuttavia, se la tutela del bestiame è un’argomentazione valida, quella dei lupi lo è altrettanto, in quanto sono degli animali a rischio di estinzione e comunque fanno parte del patrimonio faunistico del nostro paese. Ecco perché la soluzione è il pastore maremmano abruzzese, che può difendere entrambe le categorie: gli ovini dal massacro e i lupi dalla minaccia del bracconaggio, che purtroppo è sempre più viva e attuale.

L’Ente Nazionale Cinofilia Italiana, abbreviato Enci, ha quindi avuto l’idea, ovvero distribuire questi cuccioli ai vari pastori lucani. La distribuzione è già cominciata, infatti sono stati adottati a decine i piccoli di pastore maremmano e ora sono ufficialmente i futuri guardiani del bestiame appartenenti alle maggiori aziende della Basilicata. Tuttavia, dato che siamo in piena emergenza coronavirus, ci vorrà ancora del tempo affinché il piano venga perfezionato e quindi gli aiuti vengano forniti a più lavoratori e più aziende. Nel frattempo si riconosce la validità dell’idea, sia da un punto di vista economico che ecologico.

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