La pandemia non ha fermato il massacro di balene che da anni va avanti in Norvegia, anzi, dall’inizio del mese il governo ha dato il via alla pesca e quindi all’uccisione dei mammiferi. Oramai il consumo di carne di balena è una tradizione molto radicata nelle abitudini della popolazione scandinava: inoltre alle abitudini alimentari si aggiungono gli incentivi del governo, che da decenni incentiva la caccia delle balene e pubblicizza il consumo della loro carne. Si tratta di una propaganda su più livelli, dalle scuole alle festività nazionali e gli eventi pubblici, ecco perché il consumo di carne di balena è considerato normale, anzi viene incoraggiato. 

Il governo locale ogni anno autorizza la caccia alla balena, c’è una quota stabilita di balene che possono essere legalmente uccise per ricavarne del cibo. La quota di quest’anno prevede che vengano uccise 1287 balene, non di più, e nonostante le proteste delle maggiori associazioni ambientaliste norvegesi, per il momento non c’è stato nulla da fare. Il 1° aprile è partita ufficialmente la caccia, sono state contate diverse navi di balenieri norvegesi che si sono avventurati per le acque norvegesi alla ricerca di balene. Anche il governo norvegese ha applicato delle restrizioni dovute alla pandemia da coronavirus.

Tuttavia il governo ha deciso di allentare le restrizioni, ha quindi stabilito delle politiche più liberali per quel che riguarda i balenieri, i quali saranno autorizzati nelle loro attività come ogni anno. Il governo per anni, oltre alla promozione della caccia alle balene, ha materialmente sovvenzionato l’industria e il mercato legato al consumo della carne dei mammiferi. Le scene che si verificano ogni anno nei mari norvegesi sono molto crude, fanno rabbrividire in quanto si può osservare un mare di sangue, in cui galleggiano i cadaveri delle balene. La domanda negli ultimi anni è calata parecchio ma nonostante ciò la caccia va avanti.

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