A Wuhan e in altre città hanno riaperto i cosiddetti wet market, i mercati umidi che devono il loro nome al sangue e ai fluidi organici che, una volta macellati gli animali vivi sul posto, infestano le strade. Ma qualcosa sembra cambiato stavolta, potrebbe essere la svolta per quella che è una consuetudine per i cinesi da migliaia di anni. Tali mercati ora non sembrano più tanto umidi e, al loro ingresso sono stati messi dei cartelli che specificano che la vendita e la macellazione di animali vivi sono vietate. Senza dubbio è una cosa che mai si era vista in precedenza, ma per alcuni potrebbe essere solo momentanea.

Infatti una volta che è finito il lockdown in Cina tutte le attività commerciali ricominciano a vivere, poco alla volta: e fra queste ci sono proprio i wet market, che da sempre hanno rappresentato un valido sostentamento per la popolazione locale. Ma anche per virus e batteri, che proprio in tali luoghi hanno terreno fertile per moltiplicarsi e adattarsi, fino ad infettare l’uomo. Dopo un’accurata ispezione di Animal Equality, che ha denunciato le condizioni in cui versavano gli animali selvatici, questo scempio sembra aver avuto fine almeno nelle maggiori città.

Questo vuol dire che i mercati sì, sono stati riaperti, ma con delle condizioni tutte nuove le quali prevedono il divieto assoluto di macellare animali sul posto. La difficoltà dei commercianti non è facilitata dalla richiesta dei clienti, i quali chiedono la carne più pregiata, ovvero quella macellata sul posto. Al momento sembra essere cambiata la situazione, sembra essere chiaro che, dopo lo sviluppo dell’influenza suina, della MERS e ora del coronavirus, sempre a partire dallo stesso tipo di mercatino, bisogna prendere dei seri provvedimenti. Ma questo potrebbe non bastare, potrebbe essere necessaria una sorveglianza a lungo termine per eradicare questa abitudine.

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