Si chiama Animal Equality l’ente che sta lottando da tempo per far chiudere i cosiddetti wet market, ovvero i mercatini umidi. Da questi si è sviluppato il nuovo ceppo di coronavirus che ha causato la pandemia. I mercati di animali vivi sono definiti umidi per le loro caratteristiche, infatti secondo le testimonianze di chi è stato sul posto il motivo di tanta umidità è il sangue che scorre lungo le strade del mercatino. Le persone inoltre, camminano scalze, dato che la tradizione del mercato umido va avanti da anni, quindi il problema dell’igiene non è molto percepito all’interno del mercato.

Si tratta infatti di una tradizione che oramai è parte integrante della cultura locale, in quanto gli abitanti sono convinti che la carne sia prelibata se gli animali vengono macellati sul posto. Tale convinzione però non tiene conto affatto delle norme igieniche, le quali spesso vengono a mancare, anche perché in un ambiente del genere è favorita la proliferazione di germi e batteri. Dunque vi sono tutte le condizioni affinché si sviluppino temibili infezioni, non a caso il coronavirus che ha paralizzato il mondo ha avuto origine proprio nel wet market di Wuhan, per poi diffondersi prima in Cina e poi nel resto del mondo.

E ora, combattendo le abitudini e il fattore culturale, Animal Equality sta facendo di tutto per far terminare una volta per tutte lo scempio di cui gli animali del wet market sono vittime. Dato che non vi sono impianti frigoriferi per conservare a lungo le carni, quella di portarli vivi al mercato e macellarli sul posto è diventata quasi una necessità. Necessità che però si traduce in sofferenza atroce per i poveri animali, che sono ammassati senza alcuna regola, e se sviluppano malattie o infezioni non vengono curati, né viene somministrato loro alcun trattamento medico.

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