Si chiama Honey, ma la sua vita è stata tutt’altro che dolce: stiamo parlando di un delfino giapponese catturato nel 2005, la cui esistenza è stata resa un incubo. Honey è una femmina, venne catturata durante una battuta di caccia di Taiji e, sin da allora il suo scopo principale è stato quello di intrattenere un pubblico sempre più esigente. Come molti suoi simili, Honey è stata condannata alla vita dello spettacolo in un parco acquatico, in pochi metri di acqua, sola e privata del suo habitat, dal quale è stata brutalmente strappata. Dopo anni e anni ha perso tutto l’entusiasmo di vivere, fino a morire di stenti qualche giorno fa, nella più totale solitudine.

Honey è solo una dei tanti animali che vengono catturati così, per gioco, per divertire il pubblico. Poi arrivano i momenti morti, come questo, e si ritrovano soli, senza tutele e senza alcuna assicurazione per il futuro. Honey da tempo versava in condizioni pessime, era malnutrita e non riusciva neppure a muoversi bene nell’acqua: si potrebbe pensare che, date le sue condizioni, ovvero le ristrettezze e la solitudine, il delfino femmina si sia lasciato morire quasi volontariamente, per sfuggire a una vita che non le apparteneva più. E nonostante le battaglie degli animalisti, nulla è stato possibile per liberarla nuovamente in mare.

Purtroppo infatti, ci sono dei criteri da soddisfare e, l’azienda che teneva Honey come “prigioniera” le garantiva tutto ciò di cui aveva bisogno. Pertanto, ad ogni ispezione non risultavano anomalie e non c’è mai stato un motivo ufficialmente valido per liberare Honey. Umanamente parlando però, di motivi ce n’erano eccome, ma questi sono stati totalmente ignorati in nome di un business che purtroppo ancora oggi riscuote un notevole successo, noncurante dei danni collaterali che procura, oltre che agli animali stessi, anche ai loro habitat.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here