Arriva direttamente dagli Usa il possibile vaccino che potrebbe porre un freno alla pandemia. E a lavorarci è un professore italiano, si chiama Andrea Gambotto e sta collaborando con i ricercatori dell’Università di Pittsburgh. Sono ancora in corso i test sugli animali e, per il momento almeno, i risultati sono promettenti, hanno avuto un esito positivo sui topi. Ma trattandosi di una sperimentazione, bisognerà attendere i tempi giusti per vedere gli effetti sull’uomo: se tutto va bene, questa estate potrebbero cominciare i primi trial sugli esseri umani. Dopodiché, prima di rendere il vaccino disponibile su larga scala, bisognerebbe aspettare ancora un anno.

Si tratta di un’università, quindi i tempi e le risorse non sono come quelli di un’azienda privata. Infatti negli Usa c’è anche una compagnia, per la precisione a Seattle, che si occuperà di ricavare un vaccino grazie ai finanziamenti del governo americano. In questo caso però si tratta di una tecnologia diversa rispetto a quella del professor Gambotto; il quale sottolinea, che pur seguendo due strade e due protocolli diversi, l’importante è raggiungere il risultato e che tutti possano beneficiare quanto prima possibile del vaccino. Nel caso della compagnia finanziata dal governo sono già cominciati i primi test sugli esseri umani.

Ma come sempre, quando ci sono emergenze del genere è importante trovare la soluzione, non arrivare primi, come ha detto il professore. Si è detto inoltre commosso dalle immagini che arrivano dall’Italia, delle immagini che motivano lui e la sua squadra a lavorare incessantemente anche 15 ore al giorno senza sosta. Il professore si è formato a Bari, dove ha studiato medicina, e 25 anni fa ha cominciato la sua carriera negli Stati Uniti. Il vaccino a cui sta lavorando quando sarà finito sarà in forma di cerotto con circa 400 aghi: sarà molto facile la somministrazione e potrà effettuarlo chiunque.

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