Oramai è stato accertato che il coronavirus si è sviluppato nell’organismo di animali selvatici, e, che si tratti di pipistrelli o pangolini la logica imporrebbe di limitare le interazioni con qualsiasi tipo di animale del genere. L’etica ancor di più imporrebbe tale divieto, specie se si tratta di interazioni tutt’altro che piacevoli per gli animali, i quali come sempre subiscono le sorti delle decisioni umani. Così dalla Cina arriva l’ennesimo paradosso proprio del mondo animale, da quando la commissione locale che si occupa di salute pubblica ha consentito e approvato l’uso di bile di orso per il trattamento del coronavirus che ha causato la pandemia.

Non solo si rischia di peggiorare una situazione che già ha portato l’economia di molti paesi al collasso e causato migliaia di morti, ma si causano inutili maltrattamenti ad altri animali selvatici. Questi vengono chiamati orsi della luna a motivo della mezza luna di pelliccia più chiara che presentano a livello pettorale. Nel secolo scorso sono divenuti specie protetta perché la loro bile viene usata da oltre 3mila anni per le presunte proprietà curative, quindi nel tempo il numero di esemplari è andato scemando progressivamente. Quindi sono stati creati dei veri e propri allevamenti in cui gli orsi sono torturati – perché l’estrazione della bile non è affatto piacevole per loro.

Gli allevatori in questione, se così possono definirsi, estraggono periodicamente la bile, almeno due volte al giorno. Si servono di un apposito catetere collegato alla cistifellea degli animali e, dopo aver estratto la sostanza la utilizzano per creare vari prodotti, dai cosmetici ai medicinali. Nonostante i rischi che si presentano costoro sembrano ignorare del tutto gli avvertimenti provenienti dall’esterno e una cessazione dell’attività non è neppure contemplata. Nel frattempo gli orsi della luna sono allevati in condizioni disumane e sottoposti a questa pratica barbara, con notevoli rischi per la salute anche delle persone.

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