Il decreto che ha paralizzato l’Italia non è bastato a far comprendere il rischio che il nostro paese sta correndo. Almeno non a tutti, e se il Presidente della Repubblica si è trovato costretto a prendere delle misure restrittive c’è sempre chi, in barba alla legge, trova il modo di evadere. Me letteralmente, e per averne la certezza basta documentarsi sulla situazione dei treni che partono da Milano diretti a varie stazioni del Sud. Essendo i voli bloccati, molti non hanno che il treno come scelta e, nonostante il rischio di contagio, continuano ad avvalersi di tale mezzo di trasporto, con il rischio annesso di far ammalare i propri familiari quando rientrano a casa.

Treni sovraffollati, dopo la corsa della scorsa settimana continua il traffico malsano verso il Sud, che nel frattempo lotta per la sopravvivenza degli ospedali. Il personale a bordo intanto rende note le condizioni di scarsa sicurezza, soprattutto dal punto di vista igienico e sanitario. I vagoni sono diventati un facile luogo di contagio, dato l’ingente numero di persone che li popola: eppure questo non basta a fermarle. Si tratta di studenti o lavoratori fuori sede, o semplicemente di persone che non vedono l’ora di tornare a casa, violando apertamente quanto suggerito dalle autorità.

E mentre il personale della stazione si ritrova costretto a lavorare con un equipaggiamento scarso, con poche paia di guanti e altrettanto poche mascherine, ci sono gli stretti controlli della polizia ferroviaria, la quale si assicura che tutti i viaggiatori siano muniti di autocertificazione e che quindi abbiano un giusto motivo per imbarcarsi su un treno diretto verso il Sud. Anche le distanze fra una persona e l’altra sono strettamente mantenute e controllate, per evitare o quantomeno per limitare il contagio; anche se, come fanno osservare in molti, non si capisce questa urgenza di partire, senza poter resistere un paio di settimane.

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