Molte carceri del nostro paese hanno reagito tutt’altro che bene alla faccenda del coronavirus. Per motivi di sicurezza – dei detenuti s’intende – sono stati sospesi i colloqui con i familiari, una misura precauzionale che mira a prevenire il contagio anche nelle strutture detentive. Ma a quanto pare nonostante si tratti di una scelta per tutelare i detenuti, sono stati proprio loro a non prenderla bene, assieme alle loro famiglie. Sono state documentate rivolte in alcune delle maggiori città italiane, tra cui Napoli, Foggia, Milano. A San Vittore ad esempio, i carcerati in segno di protesta sono saliti sul soffitto della struttura e hanno incendiato cari oggetti.

A fomentare il disordine e i disagi ci sono le famiglie dei condannati; all’esterno del carcere di Poggioreale queste hanno organizzato delle vere e proprie marce chiedendo che i propri cari fossero rilasciati. Nel fare ciò hanno ignorato come è ovvio che sia, tutte le direttive del governo in merito al coronavirus e alle precauzioni da prendere per evitare il peggio. Ci sono stati vari scontri con gli agenti della polizia in tenuta antisommossa per sedare gli animi dei manifestanti, per la maggior parte donne. Senza dubbio questo periodo sarà fatto di sacrifici per tutto il paese, detenuti inclusi.

A Foggia invece c’è stata l’evasione vera e propria, al momento ci sono 23 ricercati: costoro avrebbero preso anche degli ostaggi. La vicenda si è protratta con conseguenze gravi anche per gli stessi rivoltosi, che oltre a sconvolgere l’ordine pubblico hanno messo in pericolo la propria vita. A Rieti infatti tre di loro sono deceduti mentre si mettevano in fuga: hanno rubato alcuni medicinali dall’infermeria e dopo questo gesto sono morti. Nelle carceri di tutto il paese stanno mettendo in atto delle rivolte, creando disordini di vario genere; l’unico modo per rendere efficace la nuova quarantena è tornare all’ordine.

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