Sono circa 3600 i capi illegali sequestrati nel negozio di un commerciante aretino. Si tratta di pelli di animali protetti trovate nel corso di una retata dei carabinieri, che hanno sequestrato tutto il materiale e hanno denunciato il proprietario dell’attività. Il pellame di tali animali è stato sottoposto a una speciale tutela, trattandosi di esemplari a rischio di estinzione; ma purtroppo, più i capi sono rari e più si eleva il loro valore sul mercato nero. I commercianti e tutti coloro che trattano tale pellame non tengono minimamente conto del fatto che così facendo minacciano ulteriormente l’esistenza già precaria delle loro vittime animali.

I carabinieri stavano svolgendo un’indagine di routine riguardo le pelli in commercio, quando si sono imbattuti, quasi per puro caso si potrebbe dire, nel negozio del contravventore. Nella struttura hanno trovato, stipate all’interno di alcuni scatoloni riportanti la dicitura del contenuto, pelli di lupi siberiani, gatti selvatici, leopardo e altre specie. Il proprietario del negozio non ha potuto giustificare in alcun modo il possesso della refurtiva, non avendo nessun documento che spiegasse il motivo della presenza delle pelli. Ecco perché l’uomo è stato denunciato alla Procura di Arezzo, con l’accusa di aver violato la legge che proibisce il commercio di specie animali protette.

A tutelare la sicurezza di tali specie esiste un accorso a livello internazionale, la famosa convenzione di Washington. Questa ha il fine di porre un regolamento sul commercio di specie animali e ad essa aderiscono quasi tutti i membri dell’ONU. Ovviamente il caso di Arezzo viola apertamente tale regolamento internazionale, come pure quello italiano che vieta le attività di cui è stato accusato il commerciante. Un caso simile si è verificato anche a Firenze, dove un altro rivenditore è stato colto in possesso di pellame di animali protetti, in piena violazione delle leggi.

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