Le industrie dei cosiddetti animali da reddito non smettono mai di stupirci e, come se non bastassero tutti i maltrattamenti a cui sono continuamente sottoposti i capi di bestiame, anche la loro alimentazione è compromessa. Un’operazione condotta in Nord Italia dalle forze dell’ordine ha portato alla scoperta di ben 17 aziende che nutrivano gli animali da allevamento con materie prime inadeguate. Si tratta di scarti di fabbrica, che sono stati ritrovati nel mangime per animali e che, oltre a comportare un grave rischio per la salute degli animali, sono intuitivamente dannosi anche per il consumatore all’apice della catena alimentare, ovvero noi esseri umani.

Sono state effettuate delle meticolose perquisizioni a carico delle aziende sospette, per poi sequestrare tutto: tra i cibi che venivano serviti agli animali in particolare c’erano scarti provenienti da altre aziende alimentari. Si tratta di prodotti che non sono neanche minimamente contemplati nella dieta di un esemplare erbivoro, ovvero scarti dolciari e scarti di prodotti da forno. Ovviamente il processo di riciclaggio degli scarti e l’alimentazione del bestiame avveniva in maniera del tutto illegale. Il patto è conveniente sia per le aziende alimentari che smaltiscono in modo facile, veloce ed economico, sia per gli allevatori che hanno mangime a costo inferiore.

Sono state sequestrate otto tonnellate di “cibo” illegale dai carabinieri forestali. Si tratta pur sempre di animali da reddito, quindi la preoccupazione per la loro salute è praticamente inesistente fin quando questi animali svolgono il loro ruolo che consiste nella crescita fino alla macellazione. Ma il problema, se si vuole sorvolare l’insensibilità e la disumanità dei trattamenti cui sono sottoposti gli animali da reddito, è che la loro alimentazione scadente si ripercuote sul consumatore finale, una fetta di popolazione che include anche i bambini. Ad ogni modo i responsabili sono stati arrestati e a loro carico ci sono molteplici reati.

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