Il coronavirus ha portato via un sacco di vite, ma anche dei sogni, da quel che racconta un testimone appena tornato dalla Cina. Si tratta di un cuoco calabrese di 42 anni, si chiama Paolo e si era recato nel paese natale della moglie, a circa 200 km da Wuhan. Con loro anche il piccolo Antonio, un vivace bambino di soli 8 mesi; inizialmente come hanno fatto molti, avevano sottovalutato la pericolosità del coronavirus. Parecchi in Cina non sono ancora consapevoli della portata dell’infezione, ma le autorità del posto hanno recintato tutte le aree considerate a rischio e hanno avvertito i cittadini, è meglio non uscire di casa.

Nonostante la distanza dal centro in cui è nata l’infezione, Paolo e la sua famiglia sono stati invitati ad osservare la massima prudenza. Così, mentre i supermercati non venivano riforniti e tutti i collegamenti venivano interrotti, per loro restava poco da fare a Yichan – nome del piccolo paese in cui hanno soggiornato – in quanto col passare dei giorni sono finite anche le scorte alimentari. Per fortuna l’ambasciata italiana ha mandato loro dei soccorsi, che li hanno scortati fino a Wuhan: come racconta Paolo, hanno impiegato 12 ore per compiere un viaggio che normalmente ne richiede 3, ma per fortuna ora stanno bene.

Sono sotto osservazione al Policlinico Militare del Celio a Roma; il sogno del cuoco calabrese era quello di aprire un ristorante italiano in Cina, nel paese che ha dato i natali alla sua consorte. Purtroppo però finché ci sarà l’allarme sanitario non potrà realizzare le sue aspettative e sta considerando di abbandonare il progetto. Lui e la sua famiglia sono sottoposti a continui controlli da parte dei medici, che li visitano con tanto di mascherine e tute per prevenire un eventuale contagio. Per ora, come racconta l’Huffington Post, che ha diffuso la storia, sono sani e non hanno alcun sintomo.

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