In Cina le abitudini alimentari sembrano alquanto discutibili, soprattutto da un punto di vista occidentale; ma ad avvalorare quelli che possono essere scambiati per pregiudizi c’è la tragedia che ha colpito il paese negli ultimi mesi. Oramai è noto che la causa cui si attribuisce l’origine del ceppo di coronavirus è la carne degli animali selvatici, che da sempre vengono mangiati in Cina, rappresentando una costante nella dieta locale. Mentre le vittime della polmonite da coronavirus aumentano – hanno raggiunto e superato le 1700 – le istituzioni si sono messe in moto per fare qualcosa di concreto e il primo passo in tal senso è stato proprio quello di bandire la carne selvatica.

Ancora non è stata presa una decisione definitiva e ufficiale, ma secondo quanto riportato dalle fonti locali è stata approvata la proposta nel Congresso del Popolo di Tianjin. Tale norma vieta il consumo di animali selvatici in città: già nella parte settentrionale del paese tale pratica è stata messa al bando, ora si attende il perfezionamento della legge che vieta a tutti gli effetti il consumo della carne di animali selvatici. Ovviamente il consumo include anche la caccia e la vendita di tali animali, che quanto prima saranno rese illegali. Tutto ciò si è reso necessario da quando gli studiosi hanno attribuito la diffusione del virus al consumo di pangolini e pipistrelli.

Si tratta di una misura disperata per tentare di contenere un’epidemia che già ha causato centinaia di morti. E mentre il virus è fuoriuscito dal paese di origine, in Cina vengono vietati anche i riferimenti alla carne di animali selvatici; è un buon passo verso il contenimento della malattia, che si è diffusa, da quanto ricostruito, a partire dal mercato di Wuhan. Qui da sempre sono state vendute le carcasse animali a scopi alimentari, spesso nella totale mancanza di norme igieniche.

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