Allevamenti intensivi, oggi sono praticamente l’unico modo in cui vengono cresciuti maiali, mucche e polli. Ma l’altra faccia della medaglia è fatta di crudeltà e condizioni invivibili, anche per degli animali; gli esemplari dei cosiddetti animali da reddito sono portati a condizioni estreme, fino a quando non riescono neppure a reggersi sulle zampe. Ad esempio, le mucche sono costrette a partorire almeno un vitello ogni anno, sono sottoposte a trattamenti estremi per produrre tanti litri di latte, troppi litri di latte, per soddisfare una richiesta industriale che per loro non è affatto fisiologica. Infatti nel giro di trent’anni la produzione è passata dai 18 litri al giorno ai 28 che vengono prodotti oggi.

Lo stesso è valido per le scrofe, che come le mucche sono tenute al chiuso in piccole gabbie nelle quali entrano a malapena. In tali spazi stretti e angusti sono costrette anche a partorire i loro piccoli, che non entrano neppure nel posto in cui nascono e spesso vengono schiacciati dalle proprie madri. Se prendono peso, cosa che accade per natura dopo il parto, non riescono neppure a girarsi o a muoversi sulle zampe date le ristrettezze delle gabbie; inoltre, a motivo dello sfregamento del loro corpo contro le sbarre si formano spesso delle piaghe, che restano tali provocando enormi sofferenze agli animali.

E infine i polli: sono nutriti fino allo sfinimento per mettere su peso, il peso richiesto per la macellazione. In pochi giorni raggiungono dimensioni sproporzionate alla loro natura, ingrassando in maniera smisurata. E quando arriva il loro momento per la macellazione sono tanto grassi e pesanti che non riescono neppure a mantenersi sulle proprie zampe, oberate dal peso. Così spesso finiscono per vivere i loro ultimi giorni immobili, senza la possibilità di eseguire il minimo movimento, nemmeno per le necessità elementari.

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