Sono molte le specie messe a rischio nel continente africano per puri scopi di lucro: dai rinoceronti agli elefanti, sono tutti bersaglio dei bracconieri che pur di ricavare fortuna rischiano di far estinguere specie animali già minacciate. Così è stato scoperto che esiste una fitta rete di criminalità organizzata attiva a livello internazionale, in cui ad esempio, il corno di rinoceronte costituisce un ottimo prodotto essendo la sua richiesta particolarmente elevata sul mercato nero. Tuttavia la tendenza sembra aver avuto un’inversione negli ultimi anni e, con l’aumento della sorveglianza su tali specie protette si è osservato un calo degli animali uccisi.

In particolare è il Sud Africa a lanciare la buona notizia, ovvero che l’uccisione dei rinoceronti è passata da circa 800 a 600 esemplari mentre lo sterminio degli elefanti si è dimezzato nel solo 2019. Sicuramente sono numeri positivi rispetto agli scorsi anni, ma ciò non toglie che bisogna fare un rapporto paragonando il numero di animali uccisi con il numero di animali rimasti vivi. Il bracconaggio non è altro che un ramo di un ampio business che coinvolge un gran numero di paesi importatori come la Cina, il Giappone, il Vietnam e Singapore. Ma per ottenere questi buoni risultati, anche se c’è ancora da migliorare, c’è voluta la cooperazione di varie forze governative.

Così si sono impegnate riunendo le proprie forze l’Unità per i furti di bestiame, che in particolare tutela le specie a rischio di estinzione; i vari parchi nazionali hanno mobilitato le proprie forze dell’ordine per assicurare una maggiore sorveglianza verso gli esemplari maggiormente minacciati. Ora le intenzioni sono molto positive e il lavoro sarà ulteriormente portato avanti, anche se bisognerà superare grossi ostacoli come quello della corruzione, che è un male purtroppo radicato fra le comunità che vivono nei pressi delle aree protette in cui vengono cacciati rinoceronti ed elefanti.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here