La crisi climatica continua a mietere vittime e le profezie fatte decenni fa cominciano ad avverarsi, sulla pelle delle nuove generazioni. L’allarme è cominciato negli anni ’60, quando è stato pubblicato per la prima volta un articolo che spiegava al pubblico il pericolo del cambiamento climatico. Da allora non sono stati fatti molti progressi anzi, non abbiamo fatto che peggiorare la situazione; si stima che sin da allora sono stati sterminati circa tre miliardi di volatili, che costituiscono il 40% della popolazione mondiale. Molte specie si sono estinte, molte altre sono sull’orlo dell’estinzione e, se prima erano solo gli esemplari più rari ad essere in pericolo, oggi sono anche i più comuni, come ad esempio le tortore.

Così è stata fatta una stima piuttosto triste, ovvero che entro il 2030 sarà sempre più raro udire il canto degli uccelli, un fenomeno che fino ad oggi abbiamo dato per scontato. Si tratta di un’analisi piuttosto pessimistica, ma che allo stesso tempo, purtroppo, rispecchia la realtà. Fra le zone del mondo messe più a rischio, c’è sicuramente il Nord America, ma anche l’Italia è in pericolo, infatti ammontano a circa un terzo le specie messe in pericolo. Addirittura le rondini sono coinvolte in questo massacro alla cui base c’è fondamentalmente il cambiamento climatico.

Secondo il parere degli esperti, è un fatto naturale che gli animali, dopo un determinato periodo di anni scompaiano estinguendosi. Ma tale periodo negli ultimi decenni si è accorciato notevolmente e mentre prima poteva durare alcuni milioni di anni ora è stato accorciato a 5mila anni. Le temperature eccessive hanno modificato drasticamente i flussi migratori di molte specie, modificando anche molti aspetti della loro dieta. In tal modo si sono alterati completamente i ritmi di molti tipi di uccelli che hanno perso la loro casa e si sono ritrovati in condizioni non naturali per loro.

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