Il virus che si sta diffondendo in Cina ha fatto discutere molte persone, suscitando molte riflessioni. Di sicuro non è la prima volta che in Oriente si diffonde un virus del genere, basti pensare alla famosa SARS che seminò il panico nel 2002. Ma stavolta, secondo il parere di molti, dovremmo essere più informati ed evitare che tali tragedie continuino ad aver luogo. Tanto per cominciare, ci sono condizioni igieniche che vanno rispettate, condizioni che di certo non contemplano la pratica di ammassare carcasse di animali che poi saranno vendute per essere mangiate, elevando così in maniera vertiginosa la diffusione di malattie e il contagio, sia fra animali della stessa specie che animale-uomo.

Ma non solo dall’Oriente, c’è stato qualcosa di molto più vicino a noi: la Gran Bretagna, da cui importammo decenni fa, la tristemente nota mucca pazza. Tale epidemia evidenziò un’ulteriore e scomoda verità, ovvero che dietro le terribili malattie, dietro l’enorme numero di morti si celano ragioni economiche. L’agente eziologico della mucca pazza fu attribuito all’alimentazione dei bovini, che veniva ricavata dai loro simili morti. Una scorciatoia molto più economica quella che prevedeva l’uso di farine animali, ovvero la lavorazione degli stessi cadaveri che, venuti a mancare per incidenti o malattie, venivano riciclati per non “buttare nulla”.

Ma questo ha portato all’encefalopatia spongiforme bovina, una patologia neurologica molto grave che porta al decesso in un breve arco di tempo. Nel corso degli anni non è stata individuata una cura che sia in grado di salvare la vita di questi affetti, che sono così condannati. La malattia si manifesta dopo anni e anni dal consumo della carne infetta, quindi è stato complicato stabilire la causa della malattia. Dopo le vittime, fu vietato l’uso delle farine animali: ma dopo tanti anni, la noncuranza verso determinate regole, potrebbe portare ad un simile sviluppo, come la diffusione del tanto temuto Coronavirus.

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