Si pensava che i koala fossero sull’orlo dell’estinzione, e in effetti è così, ma nonostante ciò sono ancora merce di scambio in uno dei maggiori mercati cinesi. Si tratta di Wuhan, dove c’è un mercato definito wet market, ovvero mercato umido in cui si trovano tantissime varietà di animali. Questi arrivano da altri paesi, vengono importati ancora vivi, e vengono macellati in sede di vendita, senza tener conto di alcuna norma igienico-sanitaria. Secondo alcuni studiosi proprio tale mercato sarebbe responsabile della diffusione del ceppo di Coronavirus che ha fatto ammalare una buona fetta della popolazione cinese, seminando il panico nel Paese.

Proprio la carne di koala, insieme ad altre tipologie con cui vengono fatte delle zuppe come quella di pipistrello e di serpente, sarebbe responsabile della diffusione del virus. I mercanti cinesi e tutti coloro che importano tali animali non sembrano essere colpiti dagli ultimi avvenimenti. Con un miliardo di animali uccisi fra le fiamme che hanno sopraffatto l’Australia, fra cui moltissimi koala, il commercio di carne delle vittime continua e non accenna a fermarsi. Dromedario, cuccioli di lupo e ancora koala, che sono venduti a un prezzo di circa dieci dollari; si tratta proprio degli esemplari provenienti dall’Australia, che rientrano fra gli animali messi a disposizione al mercato umido.

Alla preoccupazione per gli animali si aggiunge anche quella del virus che fino ad ora ha causato ben 17 vittime e, come è stato annunciato dai media locali, circa seicento nuovi casi. Il vero pericolo è che vengano coinvolte altre persone e che il contagio si diffonda anche nei paesi limitrofi. Le condizioni in cui vengono preparati gli animali, macellati sul posto in ambienti sporchi, non fanno che aggravare la situazione, aumentando i rischi per la salute dei consumatori. La vicenda è stata denunciata da svariate testate giornalistiche, i cui lettori sono rimasti inorriditi da tanta crudeltà e indifferenza.

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