“Ci hanno detto che da qui spacciate” queste le parole che Matteo Salvini ha rivolto ad una famiglia straniera residente a Bologna precisamente nella zona definita Pilastro, che purtroppo è nota ai più per traffico di droga e spaccio. Durante la campagna elettorale che vede il leader della Lega prepararsi per le elezioni del 26 gennaio, è avvenuto quanto segue, un fatto che ha suscitato rabbia e indignazione a livello nazionale. Seguendo le indicazioni di una signora sua sostenitrice, Salvini si è diretto verso il citofono della suddetta famiglia e ha suonato; quando il padrone di casa ha risposto si è presentato e ha chiesto se è vero che in casa loro spacciano.

La vicenda è stata alquanto imbarazzante, il padrone di casa notevolmente in difficoltà, vedendo la folla sotto il proprio citofono, non ha più risposto. Senza dubbio alcuno, come sostenuto da giornalisti e da una buona fetta di popolazione italiana, tale modo di fare propaganda è a dir poco inappropriato, ora la donna che ha fatto la segnalazione a Salvini potrebbe essere querelata per diffamazione. La cittadina, una signora bionda sulla sessantina, ha cominciato a lamentarsi del degrado che vige nel quartiere, facendo poi riferimento a una specifica famiglia a cui ha attribuito lo spaccio di droga.

Salvini su tale pista ha suonato il citofono facendo la fatidica domanda, mentre era circondato dai suoi sostenitori sghignazzanti, con il suo seguito di giornalisti e fan. Qualche ora dopo i giornalisti di Fanpage hanno intervistato anche il figlio della vittima della citofonata, un ragazzo di 17 anni, che ha spiegato come i suoi genitori siano rimasti sconvolti da quanto accaduto. Secondo quel che ha confessato, sono due fratelli, uno dei quali ha dei precedenti per spaccio, “facevo di tutto prima” ha detto, “ma adesso sono pulito”. Ad ogni modo, citofonare per mettere alla gogna un’intera famiglia per spaccio non è il modo per fermare il fenomeno.

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