Una lettera che suscita molte riflessioni quella uscita sul Corriere, che pone un quesito molto importante ai lettori: la sperimentazione sugli animali, che è tanto dibattuta, è proprio necessaria? Perché oggi l’opinione pubblica è divisa a riguardo, da un lato ci sono gli animalisti che riconducono tutto alla vivisezione, una pratica orribile che prevede crudeltà e sofferenze nei confronti delle bestiole; mentre dall’altro lato ci sono quelli che sono disposti a tutto in nome della scienza, quindi sostengono che, per quanto sia una scelta sofferta, tale tipo di ricerca è indispensabile onde evitare spiacevoli conseguenze sui consumatori ultimi dei farmaci sperimentali, ovvero noi umani.

Sicuramente, riporta il quotidiano, i ricercatori non sono dei sadici torturatori di animali, ma devono dimostrare l’efficacia o la mancata efficacia di una data sostanza. Non a caso affinché un farmaco venga approvato bisogna che passino anni e anni di ricerche, solo dopo varie prove si saprà se effettivamente la molecola sia valida e soprattutto non sia dannosa. Di sicuro non è il caso di paragonare tali procedure alle torture che gli animali sono costretti a subire ad esempio, per la fabbricazione di pellicce, pellami e simili. Stavolta il sacrificio è necessario, basti pensare alla miriade di farmaci che oggi hanno allungato la vita media della popolazione.

Da quelli per le malattie dell’apparato cardio-vascolare a quelli per il trattamento dei disturbi dello stomaco. Al momento purtroppo non vi sono alternative e bisogna riconoscere che, per salvare delle vite umane, talvolta bisogna sacrificare delle vite animali. Per quanto possa sembrare orribile, per ora è l’unica scelta che abbiamo, nonostante ci siano ancora persone schierate contro tale procedura. Ma del resto è sempre stato così, sin dalla scoperta degli antibiotici, che nonostante tutto fino ai nostri giorni hanno portato a un notevole miglioramento della qualità della vita, debellando infezioni che prima erano mortali.

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