Andavano in missione di pace ad Haiti, ma poi seminavano violenza e abusi: stiamo parlando dei caschi blu dell’Onu, che secondo uno studio condotto da alcune università erano tutt’altro che pacifici. Le università coinvolte sono quelle di Birmingham e del Queens, in Ontario, dove le ricercatrici Sabine Lee e Susan Bartels hanno collaborato per portare a termine questo lavoro. Così hanno steso un articolo intitolato “Incinta per poche monete – 265 storie di bambini haitiani abbandonati dai padri dell’ONU”. Sono state descritte le storie agghiaccianti dei militari che approfittando delle condizioni di estrema povertà in cui versavano i villaggi da loro aiutati, commettevano abusi sessuali per abitudine.

Compravano letteralmente molte delle donne locali, offrendo loro delle piccole somme di denaro, o addirittura un pasto in cambio di rapporti sessuali. Ma non finisce qui, il dato più sconvolgente riguarda l’età di molte di queste donne, che più che donne potrebbero essere definite bambine. Infatti parecchie di loro avevano 11, 12 o 13 anni quando sono state violentate. Inoltre secondo le testimonianze raccolte dalle dirette interessate, fin troppi erano i casi in cui si ricorreva direttamente allo stupro, abusando fisicamente delle piccole vittime. La brutalità ovviamente nel corso degli anni ha generato i suoi frutti e le ragazze sono rimaste incinte.

I responsabili, finita la missione, si scrollavano di dosso ogni responsabilità e senza pensarci due volte abbandonavano le ragazzine a loro stesse, con i loro neonati frutto dello stupro. Data la situazione sociale, le famiglie delle vittime le ripudiavano in quanto considerate impure, quindi le ragazze sono state costrette per anni a vivere nella miseria tentando di crescere i propri lattanti. La maggior parte dei militari che compiva questi atti disumani era proveniente dal Brasile o dall’Uruguay. Costoro, una volta scoperta la gravidanza indesiderata, venivano semplicemente rispediti in patria, venivano allontanati dalle giovani donne di cui avevano abusato.

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