In Iran c’è una vera e propria rivoluzione in atto, una protesta violenta che ha fatto molte vittime, ma la notizia fa fatica a diffondersi. La ragione della mobilitazione dei cittadini è che è stato da poco deciso un rincaro sul prezzo della benzina, che verrà razionata per il popolo. La protesta è scoppiata da circa un paio di giorni, ma i dettagli, così come il bilancio delle vittime, sono ancora sconosciuti, infatti i vari mezzi di comunicazione sono stati silenziati letteralmente: Facebook, Whatsapp e Instagram risultano non accessibili. Tali mezzi di comunicazione sono stati abbattuti per evitare la circolazione della notizia, quindi i dati a disposizione potrebbero essere molto imprecisi.

Secondo le voci che circolano in maniera non ufficiale, ci sarebbero 14 morti, che hanno perso la vita nel corso degli scontri armati. Queste cifre andrebbero confermate, ma al momento non ci sono fonti attendibili, e la collaborazione dei media è pressoché inesistente. I protestanti sono visti dal governo come banditi, criminali, quindi la risposta alle loro argomentazioni è la polizia. La guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, si è detta totalmente d’accordo con la decisione presa dal governo e, pur consapevole di non essere un esperto in materia, appoggia tale decisione perché è stata presa dai tre capi istituzionali designati.

Le proteste sono portate avanti dal gruppo di Mojaheddin del Popolo: si tratta di un’organizzazione armata che avrebbe incoraggiato la messa in atto divari episodi di violenza. Costoro si oppongono al governo della Repubblica Islamica; ma secondo quanto detto dalla guida suprema, tale comportamento non porterà a nulla se non allo scompiglio generale. Il governo da parte sua, sembra intenzionato a rispondere in maniera altrettanto dura alle varie proteste, che sono state definite atti vandalici. Non si risparmieranno, per ogni sforzo sarà valsa la pena, annuncia la guida suprema che si farà di tutto per salvaguardare la sicurezza del paese.

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