Negli ultimi giorni a Roma sono nati quattro bambini già in crisi d’astinenza, il caso shock si è verificato al Policlinico Casilino: qui i medici hanno notato che c’era qualcosa che non andava nei bambini appena venuti al mondo. E così, sin dai primi giorni di vita, sono costretti a utilizzare farmaci che normalmente si utilizzano per la disintossicazione di tossicodipendenti. Come ha raccontato il primario di neonatologia dell’ospedale romano, il Dr Piermichele Paolillo, lo scenario che si è trovato davanti è un qualcosa di inimmaginabile: bambini che inizialmente sembrano star bene, ma dopo qualche giorno cominciano a comparire i primi segni della crisi di astinenza.

Dopo i primi giorni di vita infatti questi neonati diventano agitati, irascibili, incontrollabili: per ragioni che all’inizio sembrano sconosciute cominciano a piangere. Apparentemente senza motivo si agitano, tanto che per sedarli a volte i medici sono costretti ad utilizzare barbiturici. Poi arriva il test, e i neonati in questione risultano positivi a cocaina, eroina o cannabinoidi, così che prima ancora di venire alla luce hanno già sviluppato una sindrome d’astinenza. Secondo quanto riferito dal primario, sono circa una ventina i casi di bambini che ogni anno vengono partoriti e presentano il problema.

Questi piccoli provengono da famiglie disagiate, coppie fragili con seri problemi alle spalle, che nel momento in cui viene fatto loro notare il problema trovano delle giustificazioni. Le conseguenze a lungo termine per i bambini con crisi d’astinenza possono essere molto gravi, comportano un forte deficit neurologico. La soluzione secondo il primario è innanzitutto la prevenzione, quindi va spiegato anche nelle scuole che determinate sostanze sono da evitare. Anche lo sballo del fine settimana non è innocuo come molti credono, e l’assunzione isolata di sostanze stupefacenti da parte della madre non è affatto sicura, anche se lo si fa “solo per questa volta”. Si spera in un’opera di sensibilizzazione che possa portare alla riduzione di questi casi.

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