Il caso di Green Hill accaduto nel 2012 ha suscitato non poco scalpore: in quell’occasione infatti venne perpetrato un furto, che però aveva qualcosa di differente. Non si trattava di ladri comuni bensì di animalisti, e la loro refurtiva fu molto particolare, infatti presero con la forza dei cuccioli di beagle. Il motivo di quello che fu definito un atto vandalico e incivile che poi portò alla condanna dei responsabili erano i maltrattamenti a cui i cuccioli erano sottoposti. A Green Hill vivevano di esperimenti, torture e spesso venivano uccisi senza un giusto motivo, ammesso che ne esista uno valido per togliere la vita a dei cuccioli.

Così durante una manifestazione 12 partecipanti si infiltrarono nell’allevamento e “rapirono” 67 esemplari di beagle. Fu un momento di gioia collettiva, di commozione: le conseguenze però non tardarono ad arrivare e nel 2015 gli animalisti furono riconosciuti come colpevoli dal tribunale di Brescia. Non hanno smesso mai di lottare però, hanno presentato ricorso non accontentandosi di quella che per loro era una sentenza ingiusta. Il furto è stato fatto a fin di bene e loro non ne hanno tratto alcun vantaggio; se all’inizio erano solo i diretti interessati a pensarla così, ora è arrivata la decisione della Cassazione che ha annullato la vecchia sentenza.

Che l’allevamento fosse disumano e che le condizioni fossero estreme anche per degli animali già era risaputo. Infatti qualche anno dopo la vicenda citata l’allevamento degli orrori e dei folli esperimenti venne chiuso: rimasero 2500 cuccioli senza una casa e ovviamente una famiglia. Ma i loro problemi erano finiti, di lì a poco sarebbero stati affidati a strutture specifiche, o a famiglie volenterose che se ne sarebbero prese cura. A distanza di anni, si fanno sentire gioiosi e soddisfatti gli animalisti, che dalla sentenza della Cassazione hanno ottenuto una grande vittoria, sia a livello personale che ambientale.

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