Marco Giallini ha parlato un po’ di sé ai microfoni di Rai Radio 2, nel corso de “I lunatici”. Che l’attore fosse carismatico già si sapeva, ma stavolta ha voluto regalarci delle chicche senza peli sulla lingua, dicendo tutto ciò che pensa. I più lo conoscono per i suoi film sul grande schermo, tra cui ad esempio “Tutta colpa di Freud”, ma prima di arrivare al successo ha dovuto faticare non poco. Ha cominciato a studiare tardi racconta lui, a 28 anni aveva dolo la terza media, poi ha cominciato a darsi da fare con i corsi serali, poi è arrivata l’università e oggi è un dottore in lettere.

Ma non ha perso la sua natura pittoresca e da amante della caciara, come si definisce egli stesso. È sempre stato un tipo rissoso, ha sempre amato talmente la gente da voler trovare per forza dei difetti, quella voglia di litigare che supera ogni cosa. Anche sul set la situazione non cambia, e ogni volta cerca il motivo per attaccare briga con i colleghi: tuttavia è molto amato e apprezzato perché, quando c’è da lavorare, lui lavora, ha voglia di fare. Ha ricordato i tempi della gioventù in cui faceva l’imbianchino, tempi in cui aveva una barba lunga e uno spirito indomabile.

Poi ha fatto qualche provino, anche se odiava farli, perché li trovava umilianti. Proviene da una famiglia di proletari, ma i suoi hanno sempre dato una grande importanza alla cultura, perciò si è appassionato di teatro. Giallini è un dottore in lettere abbastanza atipico per la categoria; si potrebbe immaginare un professore tutto d’un pezzo, ma l’attore ha confessato anche con un certo orgoglio di essere un amante del turpiloquio. Un ragazzo di strada, che però non ha mai dimenticato i valori importanti e in tutti questi anni ha continuato a essere spontaneo e naturale.

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