La spiacevole vicenda che è avvenuta a Brescia riguarda quattro ragazze di origini pakistane, che hanno vissuto con la famiglia nella città lombarda. La più grande, stava ricevendo da tempo pressioni da parte dei genitori per tornare in patria e sposare un connazionale. Al suo rifiuto sono cominciate le minacce e le violenze fisiche oltre che verbali, da parte della mamma, del papà e del fratello. Tutte e quattro erano vittime di maltrattamenti da tempo, in varie occasioni sono state costrette a recarsi in pronto soccorso, dove hanno raccontato di essersi fatte male in seguito a un incidente.

Di queste quattro ragazze, due sono maggiorenni e due ancora minorenni; la più grande, dopo il matrimonio che le era stato imposto dai genitori e dopo l’ennesima violenza ha finalmente confessato tutto. Grazie all’insistenza degli addetti alla rete antiviolenza è venuta alla luce tutta la storia delle quattro ragazze il cui destino era stato deciso dai genitori. In molte delle liti familiari il padre delle giovani alludeva spesso alla vicenda di Sana Cheema, che dopo aver rifiutato di convolare a nozze con uno sposo scelto dai genitori in un matrimonio programmato, fu uccisa, o almeno così si pensa.

“Sposati o farai la fine di Sana Cheema” era diventato il motto del padre, che a tutti i costi, anche a costo di picchiarla, avrebbe mandato la figlia in patria. Tutta la famiglia delle quattro vittime è stata indagata in seguito alla vicenda. Papà, mamma e fratello sono accusati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e induzione al matrimonio. I due coniugi sono stati privati della loro responsabilità genitoriale, mentre come famiglia in toto, hanno il divieto di avvicinamento alle quattro ragazze. Queste sono state trasferite al sicuro in una struttura protetta, dove potranno finalmente vivere senza maltrattamenti e crudeltà.

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