Sta facendo discutere parecchio negli ultimi giorni, un batterio che pare non avere cura; in particolare sta diventando pericoloso nel nord della Toscana, dove ha causato 31 decessi in meno di un anno. Questo batterio non è affatto una novità in Italia anzi, come ha spiegato Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità), c’è sempre stato ma in precedenza era sporadico. È un ceppo di Klebsiella, un tipo di batterio che si trasmette negli ospedali, tramite ferite, contatto con le feci dei pazienti infetti o procedure mediche invasive.

In particolare sono molto esposti tutti quei pazienti ricoverati in terapia intensiva in quanto, avendo le difese immunitarie molto basse, sono maggiormente suscettibili a tale infezione. Ma come mai l’allarme è scattato proprio adesso? Ebbene, il fenomeno è diventato noto in Toscana già lo scorso anno, infatti la regione ha inviato la segnalazione allarmante al Centro Europeo per la Prevenzione delle Malattie. L’Italia risulta fra i paesi con la maggiore antibiotico resistenza, il che causa un enorme numero di morti ogni anno. Somministrare potenti antibiotici con leggerezza ha portato all’espansione del fenomeno, così infezioni che in precedenza erano curabili oggi sono mortali: le statistiche parlano chiaro, a motivo di ciò ci sono oltre 10mila morti l’anno.

Il batterio che sta seminando il terrore a livello nazionale, New Delhi, è stato chiamato così perché per la prima volta fu isolato in un cittadino svedese di ritorno dall’India. Era il lontano 2008 e in Italia non se ne parlava ancora, non era un problema; poi evidentemente ha trovato le condizioni favorevoli per espandersi. Tali condizioni sono, innanzitutto, la scarsa igiene negli ambienti ospedalieri e l’uso inappropriato degli antibiotici. L’antibiotico, come spiega Rezza, uccide i ceppi sensibili, ma in tal modo seleziona quelli resistenti, che continuano a crescere e moltiplicarsi.

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