È la seconda volta che si verifica un disastro ambientale nel nostro paese che non sia immissione di agenti inquinanti: lo fa notare il sostituto procuratore Maria Carmela Polito, a capo delle indagini effettuate in Costiera Amalfitana. Negli ultimi due anni infatti sono stati raccolti illegalmente circa 400 chili di corallo causando un disastro ecologico di notevole portata: secondo gli esperti saranno necessari almeno 50 anni per rimediare e ripristinare le condizioni naturali del fondale salernitano. La refurtiva è costituita dal Corallium rubrum, meglio conosciuto come corallo rosso, una specie protetta che si ritrova anche in Puglia, Sicilia e Sardegna.

Sono state fermate dieci persone con l’accusa di inquinamento ambientale, su di loro pende un provvedimento di obbligo di dimora: dovranno restare confinati nel proprio comune e per una data fascia oraria non potranno lasciare le loro abitazioni. Le indagini nella località in provincia di Salerno sono state cominciate dalla Capitaneria di Porto, i cui uomini hanno incastrato i colpevoli. Il comandante Giuseppe Menna ha spiegato che il valore della merce recuperata ammonta a circa un milione di euro. I pescatori che si occupavano della raccolta del corallo avevano una società con oggetto sociale fittizio per coprire i loro misfatti.

È cominciato tutto quando gli agenti hanno trovato e sequestrato una piccola quantità di corallo a bordo di una delle imbarcazioni utilizzate. Da quel momento le forze dell’ordine hanno voluto vederci chiaro, così hanno portato avanti le indagini fino ad arrivare ai dieci responsabili. I pescatori negli scorsi anni si sono spostati fino ad altre regioni per compiere le loro attività criminose, muovendosi addirittura in Puglia e Sardegna. A provare le attività illecite degli uomini sono state ritrovate le annotazioni che riportano precisamente la quantità di corallo rubato e tutti i guadagni a esso correlato tramite la vendita ad aziende produttrici di gioielli.

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