Se ne è parlato per giorni dei due alpinisti spagnoli rimasti bloccati sulle Tre Cime di Lavaredo, sulle Dolomiti. Questi, nonostante il pronto intervento dei soccorsi, hanno rifiutato qualsiasi tipo di aiuto, essendo convinti di riuscire a portare a termine la loro impresa. Così, dopo due interventi in elicottero declinati, al terzo tentativo hanno deciso e si sono lasciati aiutare. Tuttavia è arrivato loro il conto, un conto molto salato per lo spreco delle risorse e degli uomini delle squadre di soccorso: dovrebbero pagare dagli 8000 ai 10.000 euro, ma come hanno detto in un’intervista, non hanno alcuna intenzione di farlo.

Il capocordata, un uomo di 45 anni proveniente da Barcellona ha spiegato ai media che, non avendo chiamato i soccorsi personalmente, non è intenzionato a pagare. Ad oggi si trova ancora in vacanze sulle Dolomiti insieme alla compagna, i due non hanno mollato la loro passione per le alte vette italiane. Ad allertare i soccorsi è stata la madre di lui che, non vedendo i due arrivare per la sera, si è preoccupata ed ha fatto diverse chiamate ai vigili del fuoco. In questi casi, i pompieri sono costretti a intervenire, come hanno fatto per ben tre volte, ma tutto ciò ha un costo sia in termini economici che in termini di vite messe in pericolo.

Il presidente della regione Veneto Luca Zaia si è spazientito di fronte alle dichiarazioni dei due turisti, dicendosi non interessato alle beghe familiari altrui. Chiunque sia stato a chiamare i soccorsi ora deve trovare un modo per coprire tutte le spese: e se non vorranno farlo come hanno detto, Zaia ha minacciato di procedere per vie legali. I due alpinisti dal canto loro, dicono di essere esperti, a differenza di come sono stati dipinti in questi giorni: secondo loro non c’era alcun bisogno dell’intervento di soccorso, avrebbero proseguito tranquillamente.

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